La salute al primo posto, ma agiamo con razionalità nello stabilire le chiusure, per evitare danni irreparabili.

Milano, 22 Marzo 2020 – È di ieri notte la notizia delle ultime decisioni del Premier Conte che, in accordo con le Parti Sociali, ha stabilito ulteriori misure restrittive, che interessano le imprese, per contenere l’incessante diffusione del Coronavirus.

Nella dichiarazione del Presidente del Consiglio la decisione di “stilare una lista dettagliata in cui sono indicate le filiere produttive delle attività dei servizi di pubblica utilità ….e di tutte le attività connesse, accessorie, funzionali a quelle consentite, a quelle essenziali”.

La salute dei cittadini e dei lavoratori è al primo posto, è essenziale che il virus interrompa la sua corsa e che l’Italia si liberi al più presto da questa morsa. Noi imprenditori faremo tutti la nostra parte e il necessario per combattere il Codiv-19. – Commenta così Paolo Galassi, presidente di A.P.I., le ultime decisioni del Governo – Non è il momento di discutere su cosa andasse fatto prima, dobbiamo guardare all’oggi e agire, ma anche focalizzare la nostra attenzione su quanto potrebbe accadere domani, parlo sia della salute pubblica che della nostra economia, su cui si basano i posti lavoro. 

Gli imprenditori stanno lavorando incessantemente per trovare i DPI per i propri dipendenti, hanno attivato ulteriori polizze assicurative per la loro tutela, sono in constante contatto con il medico competente e con gli specialisti del settore per prendere tutte le precauzioni necessarie al fine di garantire che il luogo di lavoro sia idoneo al proseguimento dell’attività.

Voglio ricordare che tutti noi stiamo lavorando per il Paese, per garantire la sua tenuta. La perdita di milioni di posti di lavoro sarebbe irreparabile. Inoltre, molti imprenditori stanno convertendo le linee di produzione per garantire la reperibilità di tutti quei prodotti di cui c’è carenza e un disperato bisogno”.

Le imprese chiedono al Governo e alle Autorità competenti di valutare attentamente le attività delle aziende, per stabilire le chiusure, e di non fermarsi al solo utilizzo dei codici ATECO, che non rispecchiano le realtà operative. 

Chiedono di garantire il funzionamento dell’intera filiera se si vuole dare continuità alle attività essenziali. Chiedono di tenere conto dei casi specifici di alcune produzioni (ad es. a ciclo continuo) che genererebbero significative perdite di posti di lavoro se interrotte. Ma anche di garantire le attività di manutenzione per il funzionamento di macchinari e impianti e di assicurare agli imprenditori, di tutte le imprese che dovranno chiudere, gli spostamenti necessari, ad esempio, per spegnere le linee o altre manutenzioni tecniche indispensabili.

Come fanno le attività essenziali ad operare se bloccano i loro fornitori? Bisogna capire e conoscere la filiera produttiva a monte e a valle per fare scelte ponderate. Per evitare danni irreparabili. Ma non solo, vanno valutate a parte le imprese che utilizzano i forni, che hanno costi esorbitanti per lo spegnimento e la riaccensione, o le galvaniche, che tra le altre attività sono essenziali anche per il settore medicale. Altrimenti sono destinate a chiudere per sempre senza un intervento preciso e mirato.

Il codice ATECO, infatti, e lo sappiamo bene, spesso non rappresenta l’attività reale dell’impresa – prosegue Galassi -. È necessario individuare con precisione cosa e chi non può fermarsi, e consentire alle PMI – che operano nella filiera di quelle considerate essenziali – ad esempio di autocertificarsi o di ricorrere a una procedura amministrativa molto semplificata individuata delle Autorità competenti. Ma bisogna farlo subitoChiaramente ci dovranno essere dei controlli e, se si trovassero imprese della filiera a lavorare non sulle forniture necessarie alle attività essenziali, le sanzioni dovranno giustamente essere applicateVa quindi delineato un provvedimento che chiarisca e ampli il sommario elenco ipotizzato”.

Il Presidente Galassi conclude ribadendo che “Ci aspettiamo dal Governo nazionale e anche da quello europeo responsabilità e scelte chiare, unite a una comunicazione esplicita, ci aspettiamo una strategia a medio/lungo termine. Occorre varare un nuovo piano Marshall, che immetta grande liquidità nel Paese per far ripartire gli ingranaggi, che definisca una politica industriale”.

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