Paolo Galassi, presidente di A.P.I. intervistato da Expo Magazine

Expo Magazine e A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie avviano una collaborazione per mantenere informati sulle tematiche più rilevanti i nostri lettori. In occasione dell’avvio della collaborazione intervistiamo il presidente A.P.I. Paolo Galassi.

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Ci può spiegare in due parole che cosa è A.P.I. e quali gli obiettivi prioritari dell’associazione?

A fianco della piccola e media impresa dal 1946, A.P.I. rappresenta il punto di riferimento per tutti quegli imprenditori per i quali made in Italy, qualità, sostenibilità, efficienza e innovazione rappresentano la priorità. Arrivata a contare oltre 2 mila industrie associate, distribuite in tutti gli ambiti produttivi e che danno lavoro a quasi 42 mila addetti, l’associazione, oggi come 70 anni fa, opera per valorizzare il ruolo delle PMI e dello sviluppo economico. 

Tutela, Efficienza, Sviluppo, Innovazione, Sostenibilità, Networking sono, infatti, le aree strategiche di A.P.I. per garantire alle imprese di entrare a far parte di una community di imprenditori che guardano avanti. Se dovessi riassumere la nostra mission in tre punti: creare valore per le PMI, tutelare il patrimonio industriale italiano, dare soluzioni e servizi cosicché l’imprenditore si concentri sul business e non si senta solo nel fare impresa.

Paolo Galassi, presidente A.P.I.

Ci può fornire un profilo generale delle Piccole e Medie Industrie in Italia e quanto esse incidono sull’economia del paese?

Abbiamo stimato che solo le PMI del sistema A.P.I. generano un giro di affari di 10 miliardi di euro l’anno. Per il 70% sono manifatturiere, per il 75% esportatrici. Si immagini a livello nazionale, il valore di questo settore. Perché se molte grandi aziende, “vendono” o “delocalizzano all’estero”, le PMI continuano a essere le fondamenta dell’economia nazionale, rappresentando il 99,7% delle imprese industriali in Italia. Garantiscono stabilità, anche occupazionale e per il Paese rappresentano una vera ricchezza grazie per esempio al know how, alla resilienza o alla capacità di innovare. Sono proprio loro a tenere alto il made in Italy nel mondo e contemporaneamente a essere capisaldi per il territorio per la comunità dove operano. Tra le nostre associate per esempio annoveriamo aziende che operano da più di un secolo e hanno saputo reinventarsi per essere al passo con le richieste della clientela, rafforzando la competitività del Sistema Paese attraverso la spinta all’innovazione tecnologica, all’internazionalizzazione, allo sviluppo di professionalità.

Vorremmo concentrarci sull’internazionalizzazione della PMI italiana? Quanto essa è importante per il sistema Italia e quali sono i passi da fare?

Riteniamo che la competitività del Paese passi necessariamente attraverso l’internazionalizzazione. La qualità dei prodotti e servizi delle PMI rappresenta un vantaggio competitivo riconosciuto a livello internazionale. Il loro potenziale risiede, inoltre, nella capacità di adattarsi più rapidamente all’evoluzione dei mercati esteri, grazie alla struttura snella che le contraddistingue. In un mercato sempre più veloce e ampio, le PMI non possono però più permettersi di lavorare solo con il mercato domestico. Troppo spesso, infatti, vendono solo in Europa. In questo caso non possiamo parlare di vero export.

Rivolgiamoci alle imprese più piccole, secondo lei sono sufficientemente consapevoli della necessità di internazionalizzare e quali strumenti possono aiutarle?

L’ultima indagine A.P.I. sull’internazionalizzazione, rivela che, per il campione analizzato, la percentuale di export sul fatturato globale nel 2019 è risultata in aumento rispetto all’anno precedente nel 48% delle aziende. Il recipiente primario è l’Unione Europea, con un 27% a cui seguono Asia e Nordamerica. Quindi sì le PMI sono consapevoli di come l’export sia l’elemento trainante per la crescita. Nonostante l’alto tasso di export, tra i principali fattori critici evidenziati dal sondaggio, ci sono le problematiche doganali e linguistiche (ad esempio su parsi extra UE), la ridotta conoscenza dei mercati stranieri e la necessità di adattare il prodotto ai diversi Paesi di riferimento in base alle specifiche normative nazionali di omologazione e conformità. Dall’indagine emerge inoltre che, nel 29% dei casi, la difficoltà è data dall’individuazione di partner commerciali affidabili. In dettaglio, solo il 41% delle PMI vende direttamente all’estero, il 47% si avvale di distributori, il 12% è presente tramite agenti e solamente un 10% ha sedi produttive o filiali di rappresentanza dirette. Inoltre, il 55% non dispone di un ufficio dedicato alle vendite internazionali, né di una figura specializzata come, ad esempio, l’export manager. 

Alla luce di queste considerazioni, diventa cruciale aiutare gli imprenditori a superare le barriere fornendo loro i mezzi necessari per effettuare scelte più consapevoli. Sarebbe opportuno che il Governo garantisse una linea chiara e rafforzasse le misure per il commercio internazionale, come i finanziamenti agevolati a favore delle PMI esportatrici e i contributi al credito per l’esportazione, affinché siano favorite nell’affrontare i numerosi ostacoli. Le PMI vanno sostenute nei loro programmi di acquisizione di competenze, ad esempio quali quelle dei Temporary Export Manager

Un vostro recente sondaggio ha individuato quali siano i fattori chiave per la crescita delle PMI, può spiegarci?

Servono maggiori certezze e più incentivi alla realizzazione di progetti quali, ad esempio, trasformazione digitale, formazione e innovazione. Ma è necessario anche e soprattutto uniformare le regole nei Paesi europei, se vogliamo che le aziende competano ad armi pari. Bisogna, inoltre, migliorare le condizioni per gli investimenti e l’accesso al credito, ridurre la pressione fiscale, realizzare infrastrutture fisiche e digitali adeguate e funzionali, semplificare la burocrazia italiana che risente di una visione negativa e pregiudiziale dell’impresa.

Quali azioni ritiene oggi indispensabili da parte del Governo per dare spinta e stabilità alla PMI?

È di fondamentale importanza che il Governo si renda interprete delle eccellenze italiane nel mondo, varando, finalmente, una politica industriale stabile e duratura di medio-lungo periodo, che dia agli imprenditori un indirizzo su cui basare e fare scelte di business, avviando interventi strutturali volti alla valorizzazione del brand Italia e alla tutela degli interessi nella UE. Questo consentirebbe alle PMI di prevedere una strategia di ampio respiro, anche di internazionalizzazione, e di strutturarsi in maniera adeguata e non estemporanea. Insomma, bisogna rimettere al centro “il fare impresa”, attraverso la condivisione di una politica industriale costituita non solo da promesse ma da proposte accompagnate da un piano concreto.

Focus PMI lombarde: quale la situazione e quali le esigenze secondo A.P.I.?

Le nostre associate sono molto attente ai temi Industria 4.0, economia circolare e sostenibile, comunicazione e trasformazione digitale, internazionalizzazione, conciliazione vita lavoro. Si tratta di straordinarie opportunità per le piccole e medie imprese che però impongono anche profondi mutamenti nei tempi e nei modi del business. Per questo il prossimo 6 dicembre è in calendario un importante incontro dal titolo “Digital Transformation: impatto e opportunità sul business delle PMI”. Si tratta di un’opportunità per un confronto su temi di grande attualità che coinvolgono il futuro della manifattura lombarda e il suo processo di innovazione per il rilancio del sistema e per lo sviluppo dell’economia italiana. La Lombardia ha tutte le carte in regola per dare un vero segnale di slancio alla ripresa ed è su questa strada che le piccole imprese stanno lavorando. L’impegno di A.P.I., è proprio quello di fornire strumenti alle imprese interessate alla crescita tecnologica, allo sviluppo delle nuove idee, alla riprogettazione del proprio business sia nell’innovazione di prodotto che di processo in ottica 4.0 per adattarsi a un mercato in continua evoluzione. Non dobbiamo però dimenticare che molti settori, soprattutto l’automotive e l’indotto, stanno soffrendo. Per questo chiediamo a gran voce attenzione e concretezza alla Politica.

Paolo Galassi, presidente A.P.I.

Vogliamo parlare di imprese al femminile? Quali sfide devono affrontare?

L’innovazione passa dalla diversità e dalla discontinuità. Le donne leader hanno molti talenti, tra cui la capacità di valorizzare le risorse umane e far crescere le imprese. Recentemente è stata assegnata la delega all’imprenditoria femminile alla vicepresidente, abbiamo, infatti, dato vita a un ciclo di incontri sulla leadership al femminile per valorizzare appieno le potenzialità in ambito lavorativo. Mi riferisco per esempio alla flessibilità e alla visione di insieme. Inoltre, siamo attivi anche sul tema della conciliazione vita-lavoro e sul welfare aziendale, sono state attivate numerose iniziative. Tra le altre, A.P.I. è anche partner del MASP – Master Parenting in Work and Life, un progetto finanziato dall’UE finalizzato non solo ad aiutare le persone a conciliare l’equilibrio tra la propria vita e l’occupazione, ma anche a incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Paolo Galassi – Presidente A.P.I.
Paolo Galassi, 63 anni, industriale chimico e metalmeccanico, dal 2004 è presidente di A.P.I., l’Associazione delle piccole e medie industrie di Milano, Monza, Pavia, Lodi e Bergamo, che associa oltre 2.000 imprese per oltre 40.000 addetti. 
È amministratore unico di PMI Energy Srl, società dedicata a tutte le tematiche e i servizi inerenti l’energia e lo sviluppo delle pmi. 
Nel corso degli anni ha ricoperto diverse cariche in sistemi confederali nazionali per la tutela degli interessi delle PMI e anche per lo sviluppo della formazione continua nelle imprese. 
Ha ricoperto, inoltre, diversi ruoli in enti e organismi locali e nazionali, per citarne alcuni, è stato Consigliere del CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, membro del Consiglio generale della Fondazione Fiera Milano, presidente di Fiera Milano International, membro della giunta e del consiglio della Camera di Commercio di Milano, Componente del consiglio di amministrazione di Unicredit Corporate Banking.