Scegliamo il “fare”, Paolo Galassi, Presidente dell’Associazione Piccole e Medie Industrie

Nel valzer italiano delle manovre, il passo che viene meglio è quello di non fare.

Infatti, la Camera ha approvato l’ennesima manovra che non consente cambiamenti. Anche se l’UE non ci pressa più come prima, se sono state ridotte alcune misure annunciate come plastic o sugar tax, se è stato scongiurato l’aumento dell’IVA, non basta. Perchè di tasse ne abbiamo comunque troppe, e, invece, di strumenti per lo sviluppo ‘impresa troppo pochi.

Come sempre sono stati modificati quelli che funzionavano e a cui gli imprenditori avevano cominciato ad abituarsi e usare, come il Piano Impresa 4.0. La revisione, infatti, prevede il credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali, che dovrebbe essere più veloce nella fruibilità – vedremo poi le circolari tecniche – ma il continuo cambiamento non consente stabilità. Sia temporale che nella tipologia di interventi.

Fino a quando si ragionerà a breve termine, i miglioramenti non saranno rilevanti. Senza un orizzonte pluriennale, il rischio è di non consentire un’adeguata pianificazione utile alla crescita e non generare il giusto impulso agli investimenti, lasciando gli imprenditori nell’incertezza.

Insomma, abbiamo giocato senza avanzare, senza puntare a strumenti o incentivi che aiutino concretamente l’internazionalizzazione, la digitalizzazione e l’innovazione.

Si chiedono sforzi alle imprese senza una concreta contropartita, in un anno in cui si prospetta, ancora una volta, una crescita dello “zero virgola”.

Indipendentemente dal colore politico che guida l’Italia, quello che gli imprenditori vedono è la mancanza di scelte e il non rendersi conto che la seconda potenza manifatturiera europea sta depauperando – volontariamente – il suo tessuto produttivo. Perché? 

Perché per cambiare bisogna agire, bisogna guardare alle reali esigenze e fare. Bisogna strutturare una seria politica industriale di medio-lungo periodo.

Noi imprenditori scegliamo ogni giorno, pianifichiamo e agiamo con un fine: la crescita. Ci aspettiamo questo dallo Stato. La crescita è sinonimo di stabilità economica, di sviluppo, di nascita di nuove aziende e quindi di maggiore occupazione e rilancio dei consumi.

Le PMI sono in difficoltà, da un’analisi e confronto dei dati raccolti nel semestre luglio/dicembre 2018-2019, si rileva quest’anno un aumento delle richieste di attivazione degli ammortizzatori sociali presentati dalle aziende associate. In particolare, con riferimento alla cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO) da luglio a ottobre, le procedure risultano quasi raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2018. Inoltre, molte aziende non hanno più richiesto la CIGO perché hanno raggiunto i limiti di capienza previsti per legge o perché sono state costrette ad adottare a malincuore misure più radicali, persino la chiusura di attività.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla chiusura di troppe aziende manifatturiere, ma non alla nascita di nuove, assistiamo allo shopping straniero sulle nostre imprese, tergiversiamo sulla vicenda dell’ex Ilva. Le PMI guardano con attenzione e preoccupazione all’evoluzione del dossier, considerandone le gravi ripercussioni che rischia di avere sull’intero indotto metalmeccanico, già profondamente provato dalla crisi del settore automotive, così come sull’economia italiana ed europea in generale. Non dimentichiamo che non è in gioco “solo” parte del PIL, ma chiudere lo stabilimento significa privare l’Europa di uno dei principali player e obbligare quindi le aziende italiane del comparto ad affidarsi a fornitori esteri, piuttosto che immettere linfa vitale nella nostra economia.

Con l’ingegno, il coraggio e l’intraprendenza che le contraddistingue, le PMI sono pronte a ripartire: è con il buon proposito di trovare insieme alle Istituzioni le giuste misure per il rilancio dell’economia nazionale che vogliamo iniziare il 2020.

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